Studio Legale Rudi

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Il vincolo di inedificabilità non conosciuto dall'acquirente

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Il vincolo di inedificabilità gravante su un immobile ha efficacia si presume conosciuto erga omnes ove imposto dalla Legge o da un atto avente portata normativa come il piano regolatore; quando invece detto vincolo risulti imposto da uno specifico provvedimento amministrativo avente carattere particolare, la conoscenza di tale inedificabilità può presumersi solo da parte del proprietario del bene ma non anche da parte del compratire, il quale può quindi far valere dei confronti del venditore l'obbligo di garanzia derivante dall'art. 1489 cc, ossia risoluzione del contratto o riduzione del prezzo ed in ogni caso il risarcimento del danno (Nel caso di specie, l'area cortiliva antistante un capannone, acquistata come libera, aveva in realtà un vincolo di destinazione a parcheggio pubblico e ad area verde, in forza di una concessione edilizia).
Trib. Modena, Giud. Dott. Di Pasquale R., sentenza n. 1 del 5 gennaio 2010
 

Cessione d'azienda e del contratto di locazione

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Tags: Cessione del contratto | Cessione di azienda | Locazione

La cessione d'azienda non comporta automatica cessione della locazione commerciale ex art. 36 L. n. 392/1978, che può attuarsi anche per facta concludentia, non richiedendo la forma scritta ad substantiam, che non è prevista per la conclusione del contratto ceduto.
Trib. Modena, Giud. Dott. Masoni R., ordinanza del 20 febbraio 2010
 

Mediazione civile e commerciale: nuovi incombenti per l'avvocato (a pena di invalidità del mandato)

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E' stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale (n. 53 del 5 marzo 2010), il Decreto Legislativo n. 28/2010 (che entrerà in vigore il 20 marzo p.v., decorso l'ordinario periodo di vacatio legis), il quale ha introdotto il procedimento di mediazione per la conciliazione nelle controversie civili e commerciali.

In questa sede non interessa descrivere le modalità con cui si svolge il suddetto procedimento conciliativo né importa indagarne la ratio ispiratrice.
Preme invece evidenziare gli obblighi che in forza di tale normativa incombono all'avvocato dell'attore (ma, presumo, non anche a quello del convenuto neppure quand'anche agisca in riconvenzionale, in analogia con quanto si riteneva con riferimento al tentativo di conciliazione prescritto dall'art. 410 cpc, ora abrogato) nonché le eventuali conseguenze previste in caso di loro inosservanza.

Ebbene, all'atto del conferimento dell'incarico, l'avvocato ha l'obbligo di informare il proprio assistito:
1) del procedimento di mediazione disciplinato dal D.Lgs. n. 28/2010 e delle relative agevolazioni fiscali previste dagli articoli 17 e 20 D.Lgs. cit. (esenzione da bolli, tasse, imposta di registro, ecc.)
2) che l'esperimento del procedimento di mediazione è condizione di procedibilità della domanda giudiziale nelle materie di cui all'art. 5, co. 1, D.Lgs. cit. (a titolo meramente esemplificativo: condominio, diritti reali, divisione, successioni ereditarie, patti di famiglia, locazione, comodato, affitto di aziende, risarcimento del danno derivante dalla circolazione di veicoli e natanti, da responsabilità medica)

Poiché tali informazioni devono essere fornite per iscritto al cliente (e con un documento da allegare all'atto introduttivo dell'eventuale giudizio), la via più semplice e sicura è quella di inserirle nella procura alle liti.

Con riferimento alle conseguenze per il caso di violazione dei predetti obblighi di informazione, la Legge prevede l'invalidità del contratto tra avvocato e assistito: trattandosi, in particolare, di annullabilità rimane ad esempio da capire a) se legittimato a farla valere ex art. 1441 cc sia il solo cliente (giacché la mediazione ha intenti deflattivi, e quindi potrebbe teoricamente ravvisarsi un interesse pubblico o diffuso a far valere tale annullabilità), b) che conseguenze abbia tale invalidità sostanziale (la quale ha effetto retroattivo) sugli atti del processo compiuti medio tempore, c) e altre cosette del genere.
Come ad esempio se vi sia l'ulteriore conseguenza della sanzione disciplinare, che a suo tempo l'inascoltato Consiglio Nazionale Forense (parere 30 ottobre 2009) aveva suggerito al Parlamento in alternativa alla predetta sanzione dell'annullabilità, e che -non è da escludere- forse consegue cumulativamente a quella, magari ex art. 40 codice deontologico.
 

Gli obblighi a carico del venditore

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Tags: Compravendita

In tema di compravendita, la fondamentale obbligazione del venditore di consegnare la cosa al compratore, assicurandogliene il godimento, ex art. 1476 cc, è correlata a particolari garanzie, le quali -riguardanti o l'appartenenza della cosa al venditore (artt. 1478 e 1480 cc) o l'inesistenza su di essa di garanzie reali o di altri vincoli (art. 1482 cc) o l'esclusione di oneri o di diritti reali o personali a favore di terzi (art. 1489 cc) ovvero l'immunità da vizi (art. 1490 cc) o la corrispondenza con le qualità promesse iniziali (art. 1497 cc)- sono volte ad assicurare al compratore, per l'ineliminabile esigenza della normalità degli scambi, il pieno godimento della cosa compravenduta, senza menomazioni e senza pericolo di perdita, totale od anche solo parziale.
Trib. Modena, Giud. Dott. Di Pasquale R., sentenza n. 1 del 5 gennaio 2010
 

La clausola arbitrale è opponibile al Fallimento

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Tags: Convenzione arbitrale | Fallimento

L'accordo per arbitrato (rituale o irrituale) è opponibile alla Procedura Fallimentare e non può essere sciolto dal Curatore che, se vuole perseguire i benefici di un contratto, deve accettarlo nella sua globalità, ivi compresa appunto l'eventuale clausola arbitrale.
Trib. Modena, Giud. Dott. Cifarelli M., sentenza n. 19 del 7 gennaio 2010
NOTA:
In senso conforme, Trib. Modena, Giud. Dott. Di Pasquale R., 24 gennaio 2001.
 

Rito del lavoro: il tentativo di conciliazione (410 cpc) smette di essere obbligatorio

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Tags: Art. 410 cpc

Come scritto ieri in questo articolo, sono state recentemente approvate in via definitiva dal Senato alcune modifiche al cpc in tema di rito del lavoro.
Tra queste segnaliamo che il tentativo di conciliazione di cui all'art. 410 cpc smette di essere obbligatorio: chi intende proporre in giudizio una domanda relativa ai rapporti previsti dall’articolo 409 cpc può promuovere detto tentativo, e -qualora lo faccia- la controparte è comunque libera di rivolgersi immediatamente all'autorità giudiziaria rifiutandone così l'espletamento.
Il termine "obbligatorio" è stato altresì tolto dalla rubrica del nuovo art. 410 cpc.
 
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Notizie flash

Tags: Circolazione stradale | Etilometro

Secondo l'ultima e più recente formulazione dell'art. 186, comma 7, c.d.s., il rifiuto di sottoporsi ad alcooltest integra nuovamente reato e non più mero illecito amministrativo.
Si ricorda che l'originaria previsione dell'art. 186, comma 7, c.d.s. prevedeva che il rifiuto di sottoporsi all'etilometro integrasse reato; poi depenalizzato in illecito amministrativo da parte del c.d. "Decreto Bianchi" (cfr. Corte di Cassazione, Sezione penale, sentenza n. 43405 del 23 novembre 2007), ed ora nuovamente penalizzato ad opera del c.d. "Decreto Sicurezza" del Governo Berlusconi IV.
Decreto legge n. 117 del 3 agosto 2007 (convertito con la legge n. 160 del 2 ottobre 2007)

Giurisprudenza Flash

Tags: Art. 1182 cc | Competenza | Revocatoria

Per l'azione revocatoria proposta da società in liquidazione coatta amministrativa non opera la vis attractiva del Tribunale fallimentare, ed il forum destinatae solutionis va individuato non in relazione all'obbligazione originaria bensì in rapporto all'effetto restitutorio conseguente alla dichiarata inefficacia del pagamento, e quindi ad obbligo di pagamento da eseguirsi al domicilio del creditore ex art. 1182, co. 3, cc.
Trib. Modena, Giud. Dott. Cifarelli M., sentenza n. 781 del 5 giugno 2009